Che cos'è un caffè leggermente lunghino?

Come si fa un " più latte che macchia?"

Perché alla ragazza che viene qui tutti i giorni il cappuccino viene servito in un bicchiere di plastica?

Perché l'uomo con il giubbotto due taglie più grandi cerca sempre qualcuno a cui offrire il caffè?

A chi scrive la rossa riccia tutte le volte che esce dal bar? O sta cercando di diventare sindaco di questo posto su Foursquare?






- Posted using BlogPress from my iPhone

La storia in una faccia


Ho adottato per un certo periodo la faccia di Sakineh sul mio profilo di Facebook. È attivismo politico? O solo un modo per lavarsi la coscienza?

Ne discuto qui Cambio il (mio) mondo con la faccia di Sakineh

Interactive fiction non è più una novità e si comincia a veder emergere un genere con le sue regole.

Hell Pizza è una catena di pizzerie a domicilio neozelandese. Una recente campagna di branding ha utilizzato un esempio piuttosto semplice ed efficace (1.724.325 visualizzazioni) di interactive fiction, utilizzando video di YouTube.

Un mondo invaso dagli zombie, Steve, il ragazzo dele pizze deve consegnare una pizza ad una prosperosa bionda rifugiatasi su un container. Alla fine di ogni scena all'utente viene chiesto di scegliere tra due opzioni per continuare il suo percorso. La scelta sbagliata porta alla morte.

Si parte da qui

Funziona? Vediamo:

1. Citazione citata (!) da Veronesi (l'autore è Chandler) Se un uomo si sveglia fluttuando sospeso a 50 centimetri da terra, ciò che mi interessa non è perché è successo, ma cosa farà ora.
(+) HellPizza comincia con la lotta contro gli zombie (senza dirci perché sono diventati tali: simple to the point)

2.Se è interattivo non vedo l'ora di metterci le mani.
(-) Il primo episodio dura 3:59. Troppo lungo, sforbiciare, sforbiciare.

3.La storia deve essere semplice. Le opzioni che mi si propongono alla fine della scena sono per forza semplici (giro a destra, giro a sinistra; faccio entrare - non faccio entrare). Una storia complessa e sfaccettata fa sembrare opzioni così semplici fuori contesto.
(+) Un tizio deve consegnare la pizza attraversando un mondo di zombie.

4.L'interfaccia di YouTube non è un cinema: è piena di distrazioni. Un'immagine vale più di mille parole.
(-) Dialoghi piuttosto lunghi e a volte senza sbocco. Ecco dove si può sforbiciare.

5. Non è un racconto ma un gioco che usa un racconto. Le regole vanno dichiarate subito, se no non si riesce a giocare.
(+) Nella prima scena appare il contesto, tutti i personaggi e l'obiettivo.

Da questo assunto ricaviamo il punto numero:

6. La differenza tra gioco e narrazione è che la narrazione procede per episodi, il gioco per obiettivi. Dunque è importante far capire a quale obiettivo tendono i protagonisti.

(+) Steve, consegna pizza, zombie in mezzo.


Il nuovo romanzo di Sandro Veronesi X-Y viene annunciato con una campagna "virale". Gli indizi della storia (un thriller ambientato in un paesino del trentino - Borgo San Giuda) sono stati disseminati nei canali del Web 2.0.

Si parte da un sito con la ormai classica interfaccia da realismo socialista che rappresenta la scrivania dell'investigatore dove gli indizi sono disseminati. E poi Facebook e Twitter e YouTube (vedi sotto), insomma tutta la famiglia.

Niente di nuovo se non che il mondo editoriale italiano sta cominciando a capire che il pubblica va cercato (come dice Maurizio Costa di Mondadori e anche Veronesi in una intervista su Radio24) anche tra gli internauti usando un linguaggio diverso da quello della liberia e dei librai.

Nella citata intervista a Radio24 il conduttore Luca Mastrantonio (Time Out, Domenica ore 9.30) afferma che sia la prima volta che il web è usato in questo modo per promuovere la letteratura. Forse in un modo così completo e con un budget importante, sono d'accordo. Ma esistono molte altre esperienze. Per due delle quali sono testimone diretto. I libri, magari meno prestigiosi e il budget molto minore data la naturale avversione degli editori per le novità nella comunicazione ma, sia L'arte di correre sotto la pioggia di Garth Stein (Piemme) e Wings di Aprillynne Pike (Sperling e Kupfer) hanno avuto la loro parte di promozione sul social network. Una campagne sia teaser (si poteva "parlare" col protagonista ben prima che il libro fosse uscito, sia dopo per raccogliere le impressioni dei lettori) Ora vediamo come va avanti la campagna per XY e se ne riparlerà.




C'è un'indubbia voluttà nel primo capitolo del Ventre di Parigi di Emile Zola. L'uomo affamato che si avvicina a Parigi galleggiando sul fiume di derrate alimentari che ogni mattina giungono a sfamare l'appetito della metropoli. La voluttà decolla se la stessa tecnica viene innestata in un ambiente da record. Snuff di Chuck Palahniuk si apre con il backstage del record del porno: la diva al tramonto Cassie Wright si concederà a 600 partner. Ecco che la verdura di Zola si trasforma nella processione dei 600 verso un ventre, non quello di Parigi ma quello della signora Wright.

"on the floor plastic wrapper from candy bars and condom, bit and chewed open"

"asian, black and spic dudes. A wheelchair dude. Something for every market segment."

Ps. É un'invalsa abitudine dell'editoria anglosassone pubblicare le critiche positive che scrivono i critici. Forse sarebbe il caso di ragionare sull'autorevolezza di certe testate: la mia edizione di Snuff esordisce con il Rocky Mountain News...

Come lo chiamiamo?

Digital Storytelling

(non è legato al racconto orale messo in digitale?)

Interactive Fiction

(lo ammetto questo è il top della Top Ten, anche se non sono ten. C'è l'interazione e quindi non necessariamente digitale e la fiction. Però ci potrei pure fare un documentario così...)

Narrativa digitale

(italiano, è dinuovo digitale, un po' provinciale?)

Interactive Narrative

(l'allitterazione mi ingavina la lingua e fa pure rima, bocciato)

Walking Cinema

(non è mio ma di questi qui. e poi parla solo di video e geolocalizzazione)

Performing Media

(nata dall'infaticabile penna di Carlo Infante la definizione ha più a che fare con il teatro e ele arti performative che non la vera e propria narrativa. in questo caso si tratta di chiudere il campo piuttosto che aprirlo troppo)


-


Maurizio Costa, quindici anni alle redini di Mondadori. L'innovazione sono gli ebook? Non direi, ma è un passo in avanti.

«Intanto innovazione nel mercato. Nel passato c'era un'egemonia, un rapporto gerarchico tra prodotto e lettore nella quale guidava il prodotto. Oggi il rapporto si inverte perché il lettore ha molto più potere, è bombardato da proposte e suggestioni, può scegliere. A noi tocca il compito di raggiungerlo e proporgli quello che cerca. L'altro giorno leggevo su La Stampa un articolo di Guido Ceronetti in difesa dei giornali. Mi ha colpito un passaggio. Diceva: torniamo agli strilloni. E questo è il punto: dobbiamo andare a cercare i lettori».

Elappolittica? Non ce n'è.

Intervista su La Stampa

Dare giudizi

Si discute parecchio sulla possibilità di dare giudizi sul contenuto di ciò che viene pubblicato sulla rete. Le stelline, i voti, mi piace o non mi piace sono spesso insufficenti ad esprimere il proprio sentimento e molte ragioni (timidezza, difficoltà a scrivere, scarasa conoscenza della lingua, riservatezza) spingono a nonc ommentare. Ai TED Talk hanno creato un modo semplice di esprimere la propria opinione che qui presento.

In primo luogo una serie di parole chiave dalle quali scegliere con un click:
Il risultato delle votazioni globali viene rappresentatao da una cloud.


Semplice, sufficientemente approfondito, non intrusivo.



What's relevant to a society is how well people are communicating their ideas, and how well they're cooperating, not how clever their individuals are.

Bianco, caucasico, trentacinque-quaranta anni. Ordinato, pulito, con gli occhiali. Lucido, cosciente. Seduto al dehor del ristorante cinese chiede: cos'è l'involtino primavera?


- Posted using BlogPress from my iPhone

Location:Corso Francia,Turin,Italy

Interactive Fiction

The Future of the Book. from IDEO on Vimeo.





Keith Stuar
t del Guardian: Adattare la letteratura pensata per il libro è solo una minima parte di quello che si può ottenere dalla relazione tra narrativa e strumenti digitali. È un punto di partenza, una tradizione che nuovi narratori, svincolati dal libro possono conoscrere per creare qualcosa di completamente nuovo.


Is interactive fiction the future of books?


"(...) quando divenne chiaro che in letteratura non me la cavavo e che scrivevo terribilmente male Aleksej Maksimovic (Gor'kij) mi mandò a fare apprendistato tra la gente. Ed io per sette anni - dal 1917 al 1924 - feci il mio apprendistato tra la gente. Durante quel periodo fui soldato sul fronte rumeno, poi prestai servizio nella Ceka, al Commissariato del Popolo per l'istruzione, nelle spedizioni di approvvigionamento del 1918, nell'armata del Nord contro Judenic, nella prima Armata di cavalleria, nel Comitato regionale di Odessa, il cronista a Pietroburgo e a Tiflis e via dicendo. E soltanto nel 1923 imparai ad esprimere i miei pensieri in modo chiaro e non troppo prolisso. Allora ripresi a scrivere"


Dall'autobiografia di Isaac Babel' (1924)


Chissà perché ma quando ho cominciato a leggere questo romanzo di Carlo Fruttero mi è venuto in mente Gran Torino di Clint Eastwood.

Quando ho visto quel film ho pensato, ecco il testamento del vecchio Faccia-di-Cuoio. Ero convinto che sarebbe stato il suo ultimo film, la summa, un po' ironica, un cerchio che si chiude sui quei personaggi ruvidi di Segio Leone e Callaghan.

E anche in questo romanzo di Fruttero (spaiato dal suo Lucentini suicida) mi è sembrato un gioco che mettesse in pratica tutte quelle abilità tecniche imparate in settant'anni di attività letteraria. Come a tirare le fila. All'inizio sembra un gioco un po' intellettuale come gli Esercizi di Stile di Queneau (nume tutelare di quella generazione lì alla quale appartiene anche Fruttero). E invece la storia diventa avvincente. E Fruttero non ha smesso di scrivere.

Foravìa (Dario Voltolini)


È giusto e sano conoscere l'autore di una storia? Che domanda! Può capitare. E se capita bisogna godersi l'influenza che il contatto personale può esercitare sull'esperienza della lettura. Insomma leggendo Foravìa il trittico che Dario mi ha regalato, non riesco a levarmi dalla mente la sua faccia.

La sua scrittura contiene un aroma di magico quotidiano, quella meraviglia che ti prende quando alzi la testa e scopri che il balcone della casa di fronte alla casa che hai abitato per una vita ha affreschi misteriosi e bellissimi. In questo ambiente mi è facile immaginare Dario, lui medesimo, che zampetta con quella sua figura vagamente babbonatalesca tra gli spazi semiabbandonati di una gloriosa fabbrica in declino (primo
racconto).



Dario ha un'altra caratteristica che gli invidio. Riesce a raccontare delle cose banali come fossere davvero degne di essere raccontate. Avevo in un'audiocassetta TDK D90 la registrazione di straforo di un pezzo di Francesco Guccini diventato ormai celeberrimo che diceva:
"C’erano dei libri come ‘Sulla strada’ di Kerouac: ‘partimmo John, Dean e io, sulla vecchia Pontiac del babbo di Dean, e facemmo tutta una tirata da Omaha fino a Tucson’.
Poi lo giri in italiano e fa: ‘partimmo sulla vecchia millecento del babbo di Giuseppe, e facemmo tutta una tirata da Piumazzo a Sant’Anna Perago’. Non e’ la stessa cosa, gli americani ci fregano con la lingua"

Eppure leggendo di quei posti lì come li racconta Dario, mi dico che in fondo il mito, se lo vogliamo, lo costruiamo anche qui, tra bealere (*), l'archeologia industriale del canavese e i caselli d'autostrada.




(*) Si, si, bealere, non è un refuso. Dicasi di fossi per l'irrigazione dalle nostre parti.

Il rogo dei libri


Il libro, come oggetto, ha sempre avuto un forte valore simbolico. Il rogo dei libri è stato per secoli un potente gesto di aggressione. L'inquisizione, il nazismo e il pittoresco reverendo Jones che vuole bruciare il Corano tanto per regalare un alibi a tante teste calde nel mondo. Ma non ci sono solo i roghi (che poco sono serviti per far sparire le culture) che minacciano l'esistenza dei libri.

Lo dimostrano i numerosi articoli che parlano della difficoltà di considerarli ancora un mezzo adeguato e testimone del contemporaneo.

La vera fine dei libri (segnalato da Andrea)

I libri moriranno da soli perché troppo lunghi e senza più l'aura sacrale che li circondava

Lost art of reading

La difficoltà del book columnist del Los Angeles Times a finire un libro

The fallen status of books

Hard times for hard covers


Shadow never Sleep di Aya Karpinska è una applicazione per iPhone. Anzi è un poema che sfrutta una delle caratteristiche di navigazione dell'iPhone: lo zoom. La narrazione procede (in maniera non troppo controlabile) attraverso zoom successivi su una serie di immagini che rappresentano le ombre della notte.

Piroso Ambrosoli Noioso


Da quando il buon vecchio Marco Paolini ha avuto il suo bel successo in tv, il teatro d'impegno civile fatto sotto forma di conferenza è una tentazione che ha colpito molti. Ieri sera c'è cascato Antonello Piroso, giornalista di razza, ex direttore del tiggì de La7, con uno spettacolo sulla vicenda Ambrosoli. E ci è cascato male.

Dato che la stagione della nascita del teatro di narrazione l'ho vissuta personalmente vorrei fare un po' di storia per spiegare perché lo spettacolo di ierisera è venuto così male.

A metà degli anni ottanta la situazione per il teatro era piuttosto drammatica. Molti dei numerosi gruppi che si erano formati sull'onda creativa del settantasette avevano fino ad allora sbarcato il lunario. Ma con l'aumento delle difficoltà economiche, le idee di ristrutturazione dei finanziamenti statali per il teatro, con l'accorpamento in centri di ricerca, costrinsero molti dei teatranti ad inventarsi modi "economici" per poter tirare, creativamente, avanti.

Una delle soluzioni più brillanti fur la riscoperta del "teatro da camera" (che poi prenderà il nome di teatri di narrazione). Non si riuscivano più a fare grandi produzioni che tenessero gli attori allenati? Bene allora, sulla scorta di un ritrovato teatro povero alcuni attori crearono spettacoli che stavano nel salotto di casa. L'allestimento di Marco Baliani di Kolhaas tratto da Heinrich Von Kleist prevedeva un attore e una sedia.
Il microteatro di Giacomo Verde invece amplifica un micropalco attravreso la mediazione di una telecamera.

Insieme a Roberta Biagiarelli misi in scena una versione di Giorni Felici di Samuel Beckett (Questa Winnie, produzione Settimo Voltaire, che ha debuttato al Festival Volterrateatro), nel quale palco e platea era la gonna di 3 metri di diametro della stessa protagonista. Sulla quale gli spettatori potevano sedersi.

Il teatro da camera è servito anche a provare parti di spettacoli più grandi. Come fece il Laboratorio Teatro Settimo di Gabriele Vacis che fece una lunga tournee a casa di amici e conoscenti con parti del suo La Storia di Romeo e Giulietta che venne poi prodotto come spettacolo per i teatri.

Marco Paolini faceva parte del cast di quello spettacolo. Non so se l'idea degli spettacoli da solo gli sia venuta in quel momento, tant'è che con Il Racconto del Vajont sdogana in teatro e soprattutto in televisione quello che verrà ribattezzato il teatro di narrazione. da lì una nuova generazione di attori: Ascanio Celestini, Davide Enia.
Quello di Paolini nasce con una forte connotazione civile. Ma è soprattutto scarno. In effetti Jerzy Grotowsky qualche decennio prima aveva puntato l'attenzione proprio sualla necessità di creare un tetaro scarno. Le scenografie, gli effetti stavano facendo assomigliare il teatro sempre di più al cinema. Il regista polacco optò per una minore invadenza scenografica per puntare l'esperienza teatrale sull'arte dell'attore.

Gli attori di quella schiatta è gente con una preparazione enorme. Non avendo l'ausilio degli effetti speciali è tutto sull loro schiena. Insomma per affrontare un pubblico in questo modo ci va coraggio e un sacco di esperienza di recitazione. A questo è servito soprattutto il teatro da camera. Grazie alla sua agilità gli attori hanno potuto fare decine, centinaia di "repliche" a stretto contatto con il pubblico affinando la loro arte. Marco Paolini è figlio di questa enorme preparazione. E quella che sembra naturalezza non è altro che un'attenta preparazione e un infinito ripetere.

Piroso non è un attore. E la sua narrazione non è costruita su una dramaturgia. È più una lunga digressione scivolosa le cui informazioni si dimenticano nel già confuso flusso degli eventi. I pochi elementi della scenografia, un tabellone con le varie connessioni, non viene mai utilizzato.
Alla fine la sensazione è una lezioncina di qualcuno che vuole dimostrare quant'è bravo (e Piroso non ne ha bisogno). Un lungo, lunghissimo editoriale a ruota libera che si perde spessio in rivoli e rivoletti. Il finale con il coup de theatre con l'ingresso del figlio e del nipote di Ambrosoli risulta stucchevole e fuori luogo.

Il teatro non è uno scherzo. E più l'attore è solo, più l'esperienza può essere profonda o tremendamente noiosa.


Il bambino entra nel bar gridando "io vado a scuola!". È poco più alto del suo zainetto completamente vuoto e indossa il grembiulino nero. Oggi è il primo giorno di scuola della sua vita. Madre e padre entrano puntando la videocamera sul bambino, sul bar, sul barista, su tutto ciò che si muove, immortalando ciò che è presente all'evento.
"Adesso troverai anche la fidanzata a scuola." dice il barista. La mamma anticipa il bimbo: "Ce l'ha già la fidanzata"
"E chi è mamma?!"
"Alla sua età noi non pensavamo mica alle ragazze."
"Sono molto più svegli di noi"
"E chi è mamma?!"
"È quello che mangiano."
"Sono anche più intelligenti."
"E chi è mamma?!"
"Non c'è più l'infanzia, diventano subito adulti."
"E chi è mamma?!"
"È Belén."
"Chi è Belén?"
"Quella della pubblicità."
"E chi è mamma?!"
"Quella che ti piace."

Il mio 11 settembre


Dopo qualche ora il telefono dall'altra parte dell'oceano ha ricominciato a suonare. Fino a quel momento era rimasto muto. Avevo ricontrollato più volte il numero, lo avevo rifatto lentamente, con attenzione.

Non dovrei preoccuparmi, Siobhan sta al Village che è abbastanza lontano da Lower Manhattan. Ma l'atmosfera apocalittica che sprigiona la televisione fa sembrare tutto tremendamente vicino. Finalmente qualcuno risponde. E' lei. Il mio inglese balbetta dall'emozione. Anche la sua voce trema. Mi dice che Bedford Street è bianca e per strada non c'è nessuno. I fogli, i documenti, le carte del World Trade Center sono volate fino laggiù. E continuano a volare. Le torri si vedono dalla finestra della camera e lei è là dalla mattina. Le torri non ci sono più. Ma non è sicura, c'è molto fumo. Le ha viste cadere prima dalla finestra poi dalla CNN ma non è sicura che siano cadute davvero.


Ha parlato con il fratello che lavora per il governo, per la sicurezza. Neppure in famiglia può dire cosa fa. Lo ha trovato al cellulare. Le ha detto vai via di li.
Vai nel Connecticut.
E come?
A piedi. Vai via di li. Anche a piedi, se necessario.




A causa di una serie di eventi ( non ultimi il fatto che ci sono nate due gemelle e della penuria dei posti al Nido comunale) mi ritrovo a selezionare baby-sitter. Il mio spirito di cronista dovrebbe spingermi a trovare l'esperienza interessante. La selezione porta ad incontrare storie molto diverse. Il tentativo, reciproco, di ispirare fiducia e simpatia, di raccontarsi in poche parole è un'avventura che può appassionare. A me mi si mette un po' di traverso la timidezza. Ma resisto e incontro.

Un annuncio mi frutta in poche ore una valanga di chiamate di vere appassionate di infanzia.

Sono tutte donne giovani. Questo è un mestiere che gli uomini non immaginano neanche. E neppure i datori di lavoro.
Quasi tutte arrivano accompagnate. La sorella, il marito. Quasi tutte sono straniere abituate meno a sognare futuri migliori per pensare a presenti concreti.
Un paio non parlano ancora italiano, ma gli accompagnatori giurano sulla loro professionalità. In compenso parlano inglese. Miracoli della globalizzazione.
Una candidata mi ha scritto che tra le sue qualità c'è la bellezza. Un requisito necessario per la baby-sitter delle fantasie. Un'altra confessa che il piccolo che guardava questa primavera la faceva impazzire per quanto era agitato. Raccontando alza il pugno minaccioso, ad altezza bambino.

Sembrano tutte fresche di parrucchiere e non assomigliano per nulla alla voce che ho sentito al telefono. Della ragazza accompagnata dal marito non ho udito la voce neppure durante il colloquio.

Immagino Mina o Emma che si lasciano affondare il quelle braccia, che cercano consolazione in quegli occhi dei quali, fino a pochi minuti prima, non avevo neppure considerato l'esistenza.




- Posted using BlogPress from my iPhone

Location:Via Alessandro Filippa,Turin,Italy


Credo che quello de La Stampa sia da considerare un annuncio ufficiale. La Scuola Holden ha in serbo per "studenti" over 32 un corso niente male. Si chiama Fondamenta. Spalmato su 8 weekend a partire da ottobre, la narrativa verrà sviscerata in tutte le forme immaginabili. Romanzo, racconto, cinema e le storie crossmediali (che parola del cavolo). Gli insegnanti sono una squadra che comprende Jonathan Coe (The Terrible Privacy Of Maxwell Sim), Domenico Starnone, Alessandro Baricco e poi ancora Fornara, Vacis, Tremolada e altri. E il sottoscritto. Che ci faccio io qui? Faccio il crossmediale.

Si parte da un romanzo e lo si fa a pezzi con le diavolerie del computer. Anni fa insieme agli studenti del master avevamo trasformato The Narrative of Arthur Gordon Pym of Nantucket di Edgard Allan Poe in una sceneggiatura per videogiochi. Questa volta è Simenon a prenderci per mano. L'uomo che guardava passare i treni. Cercheremo di aiutare il povero Kees Popinga a lasciare traccia della sua fuga nel mondo digitale. Geolocalizzato, condivisibile, interattivo, commentabile, riscrivibile. Vedremo.

Connections è una delle più belle serie di documentari sulla scienza. Prodotta dalla BBC la serie tratta delle innovazioni scientifiche attravreso una serie di connessioni tra le varie scoperte che hanno permesso l'emergere di tali innovazioni. Presenta James Burke.



The magic feeling at the moment of insight, when the last piece falls into place, comes for two reasons. The first reason is that it’s the reward for many hours (or years) of investment coming together. In comparison to the simple action of fitting the puzzle piece into place, we feel the larger collective payoff of hundreds of pieces’ worth of work.

The Mith of Innovation, Scott Berkun

Una nota di colore. L'ambientazione dei primi minuti della prima puntata, a rappresentare il mondo contemporaneo, sono le torri gemelle a New York

.

Sono in quattro. Tre giovani e uno, calvo, più grande. I tre giovani sono piegati sul tavolino del bar a leggere il giornale e a bere caffè. Il più grande, il quarto, se ne sta in piedi con le mani in tasca con lo sguardo che attraversa la vetrina, fisso sulla strada.

Sono tutti eleganti e pettinati. Portano un completo blu e scarpe nere. Scherzano e parlano sottovoce. Aspettano. Aspettano il quinto che arriva su una Mercedes argento, lunga e con una croce d'acciaio sul tetto, come un taxi. Becchini.

- Posted using BlogPress from my iPhone



Davanti ad una fetta di samone alla griglia (che sembra però molto più fritta) mi trovo a leggere una recensione di Marco Belpoliti (La Stampa) di un libro dello scrittore spagnolo Javier Cercas. Il titolo del libro, Anatomia di un istante. Tema: la fine del regime franchista in spagna.

Il tema chiave della recensione si poggia su una considerazione di Enzensberger, che nel suo saggio "Gli eroi della ritirata" (si trova qui) afferma che il nostro tempo non necessiti più di eroi che affermano, conquistano, piegano la realtà. Ma ciò che serve è un eroe che sappia ritrarsi: "In un mondo come il nostro non conta più il fatto di migliorarlo, dice lo scrittore tedesco, bensì quello di risparmiarlo."

Call Of Duty


Call Of Duty, Final Fronts porta con se tutta la frustrazione degli americani per la fine della Seconda Guerra Mondiale. Costretti dalla realpolitik a rinunciare a Berlino, in questa versione ci si trova nel teatro europeo a combattere in luoghi non molto significativi. Come nella liberazione del Lussemburgo (hey! nella guerra c'era anche il Lussemburgo!) e di Braunau (significativa solo perché città natale di Hitler). E poi la maledetta giungla del fronte del Pacifico senza poter fare a pezzi Tokyo.

Una storia decisamente orale


In quel singolare romanzo che è The Castle in the Forest, lo scrittore americano Norman Mailer parla di sesso orale. E o fa con un indugiare continuo, un po' barocco e catechistico. Certo non poteva andarci giù secco come la sua anima da cronista avrebe potuto suggerirgli data la natura dei due protagonisti. Perchè i due impegnati nella performance non sono altri che il papà (Alois) e la mamma (Klara) di Adolf Hitler.

Capisco che in una situazione del genere (nel quale c'è di mezzo un assistente del diavolo in persona) non sia facile buttatsi sull'hardcore. Ma quel pezzo, in mezzo ad un romanzo tutto sommato di "cronaca" un po' stupisce. Il ritratto di Klara, dannata dall'atto sta un po' sopra le righe. Quell'indugiare sulla pratica come se fosse la fonte della dannazione, insomma... Forse il perbenismo all'americana blocca il buon Mailer.

Eppure è una pratica con una certa anzianità e diffusione, basti pensare al Kama Sutra, poema indiano del quarto, quinto secolo o agli affreschi erotici di Pompei (in questo caso Nomen Omen). Persino l'Islam non lo proibisce esplicitamente come testimonia askimam.org: "No commentary is found on this verse in which such an act has been prohibited. However one should bear in mind that tremendous caution should be exercised in discharging pre-seminal fluid or semen in the mouth of the other as these fluids are impure and to intake impure fluids is haraam."

E come non ricordare la vicenda del Presidente Clinton nell'intercorso con la stagista Lewinsky? Secondo alcuni pastori della chiesa protestante il tradimento della moglie non si configura se non c'è un contatto tra gli organi sessuali. Un bel po' di scappatoie per i fedifraghi. Insomma una robina da niente. E invece

She -the most angelic woman in Braunau- knew she was giving herself to the Devil, yes, she knew was there, there with Alois and herself, al three loose in the geyser that came out of him, and then out of her (...)



The Castle in the Forest

Kennedy Reloaded


In occasione dei cinquanta anni dalla campagna elettorale che portò alla presidenza degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy, la John F. Kennedy Presidential Library and Museum ricostruisce passo per passo la campagna pubblicando gli eventi su Twitter "in tempo reale".

Discorsi, incontri appuntamenti verrano scanditi fino alla vittoria finale quasi che, da qualche parte, in un universo parallelo, gli eventi si stessero ripetendo immutati.

su Twitter Kennedy1960


Ecco qui, arrivata nuova nuova la versione dieci di iTunes che, nato come software per far girare i dischi è diventato una sorta di diabolica centrale dove si fa di tutto. musica, tv, telefono, applicazioni, podcast, libri e adesso anche gli amici. Nel 10 c'è Ping. Che è un po' la versione elettronica del coffee shop dei musei o dei centri commerciali. Vieni, compri e intanto ti rilassi facendo due chiacchiere con gli amici.

Il Povero Ping nasce però male. Annunciato come amicone di Facebook (anche i video ufficiali annunicano allegramente "connettiti con i tuoi benedetti amici su FB!") in realtà non lo è. Si perchè all'ultimo si sono resi conto che quelli di FB chiedevano troppi soldi per diventare amici (onerous ha detto Jobs arrotando bene la O). E così nell'algida nuova interfaccia di iTunes ci si sta un po' stretti com in un bel coffeshop appena arredato da Ikea ne quale però non ci sono finestre.


Steve Jobs on Why Facebook Is Not Part of Apple’s New Ping Music Social Network: “Onerous Terms”