Senza Casa


Questa sera non riesco a tornare a casa.
Ci giro intorno, continuo a camminare, mi fermo sulle panchine, mi allontano. Dallo spazio aperto di Piazza d'Armi lo sguardo mi sprofonda non più abituato a queste prospettive. Lo spettacolo delle nuvole, un catalogo di tutte le forme possibili che l'acqua in cielo può assumere. Rimango ancora un po'.

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Nazisti superstar

Nella narrativa contemporanea i nazisti occupano un posto di tutto rispetto. Dalla letteratura della restistenza, alle testimonianze, Levi, Pahor, Kertesz, Fallada, Lind  e tanti altri ai romanzi di coloro che non hanno vissuto il periodo ma che in qualche modo ne sono stati catturati come Littel. Poi ci sono anche quelli che hanno sfiorato la storia creando biografie più o meno romanzate delle superstar nere come Mailer, Genna e Binet. Quest'ultimo occupa un posto particolare.

Il fatto è che le storie hanno una funzione. Consolano, mettono ordine. Pensare che siamo appartenenti o figli o nipoti della generazione che a Babij Jar ha ammonticchiato centomila pesone vive per assasinarle una ad una, terrorizza. Raccontandone la storia, spiegando, chiarendo, ci sembra di riprendere il controllo. Non lo faremo più. Binet non ce la fa. Sceglie un episodio che è per certi versi marginale e per altri cruciale della Seconda Guerra (l'assassinio di Heydrich) e tenta di raccontarlo cercando di non incappare nella consolazione della lettertura. Non vuole inventare Binet e se lo fa si rimprovera, svela il meccanismo e lo rompe. Solo la verità. La narrazione non se ne giova, anzi i continui sturbi dello scrittore dopo un po' annoiano ma fanno riflettere.

Forse per la paura di guardare quello che possiamo diventare abbiamo trasormato l'estistenza in una grande storia i cui contorni si sfumano nel'invenzione e, noi, personaggi, ci lasciamo perdere in una eterna scena madre che poco ha a che fare con la realtà.

Adesso lo possiamo dire. Dopo diversi mesi di lotta abbiamo conquistato una vetta. Una vetta dalla quale poter osservare un'altra vetta ancora più alta. E' ormai ufficiale che Domino si sia aggiudicata una delle gare più importanti della sua vita e fa piacere esserci. Siamo stati incaricati, insieme a 72andSunny di Los Angeles, di progettare e realizzare il portale globale di Fiat. Todo el Mundo, companeros!

Per noi torinesi (di una certa età) Fiat ha un valore complesso, con diversi risvolti emotivi e di memoria. Costruire la voce (on line) di quell'azienda è un po' come fare il sito della Casa Reale, dell'Imperatore di tutte le Russie o del Sacro Romano Impero. Di Fiat abbiamo mangiato, respirato, vissuto. Non esiste famiglia che non abbia speso qualche anno di vita a costruire le automobili che ci hanno portato in ferie, sull'Autostrada del Sole, sulle curve del passo di Nava, a traslocare con il portapacchi traballante, ad infrattarci in qualche luogo ameno, vagamente romatico. Fiat è stata il diavolo ai cancelli di Mirafiori, è stata la salvatrice della patria con i treni della speranza, è stata il capitalismo nostrano, il nostro pane quotidiano, la reggia, la fortezza, le mura della città. Ancora adesso Fiat non è solo un'azienda. E' un paradigma, un segno dei tempi, una pietra di paragone, un pezzo della Repubblica.

La mia prima auto è stata una Fiat 128, soprannominata Mille Bolli Blu. Pagata duecentomilalire (100 euro). Un'auto con la selleria in skai rossa, nutrita a benzina normale Ci ho girato mezza Italia all'invidiabile velocità massima di 85 chilometri all'ora. Non so dove stia ora. Sono convinto che gira ancora col suo motore borbottante. Mi piacerebbe trovarle un posto in questa nostra nuova sfida.

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L'attimo è fuggito


C'è qualcosa di totalmente struggente negli attimi raccolti dalla fotografa Ana Pais, quell'eterno ripetersi di un solo secondo come se la nostra esistenza fosse, per davvero, infinita.

  La mostra on line su Behance è Eternal Moments

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Nostaglia Cartacea




Una candela che profuna di carta stampata. Sa un po' di nostalgia e un po' di lumino votivo (soprattutto con quel font gotico del NYT) per un supporto in via di estinzione.




L'umanità si divide in due grandi tipi umani. Il primo tipo quando dite: questa sera cucino la pizza, comincerà ad immaginare La Pizza, ovvero l'archetipo assoluto del piatto tipico, con una parcentuale stabilita dagli Déi di pasta, pomodoro mozzarella, origano e di una percentuale trascurabile e determinata dalla inutile creatività umana di accessori autorizzati quali le olive o le acciughe o il salame piccante o il carciofino. Già il wurstel è al limite, la quattro stagioni accettata solo per via della tradizione ormai consolidata.

Se la vostra pizza non corrisponde a questo archetipo verrà accolta con sincero stupore una marcata incredulità nel constatare quanta creatività sia stata perduta per variare su un tema ormai perfetto: pasta+pomodoro+mozzarella. Queste persone detengono La Verità. Che è un oggetto sferico, indistruttibile, assoluto, impermeabile, irrestringibile, inossidabile. Per essi non esiste la pizza con... ma esiste LaPizza. Tipicamente in una pizzeria ordinano La Margherita cercando di pronucniare correttamente le maiuscole (hanno una passione per le maiuscole)  iniziando, appena il cameriere si allontana, un pippozzo sul fatto che a Napoli la vera pizza è solo la Margherita e bla bla, la regina, bla bla. Vivono una vita frustrante nella quale la ricerca della Pizza perduta, inacidisce ogni esperienza e ogni nuova pizza consumata non sarà che un nuovo livello di lontanaza da quella perfezione ormai per sempre dimenticata.

L'altra parte di umanità quando pronunciate la frase: questa sera cucino la pizza si dispone ad essere sorpresi. Se gli sfoderate una Pizza Margherita riamrrano basiti dalla vostra mancanza di pietà umana. La loro fame di stupore gli spinge a provare la Gamberetti e Marmellata di Lamponi, il calzone mansardato, la sedici stagioni senza condizionale, La Biancaneve senza mozzarella (questa è una genialata del marketing: minimizzare l'ingrediente per massimizzare il plusvalore) e la mitica, la Shangri-La degli stupefatti: la Pizza Con TUTTO, questa sì con le maiuscole. Bulimici di creatività si lasciano scivolare sugli esperimenti più diabolici e spesso contronatura pur di scoprire qualcosa di nuovo. Le pizzerie a loro dedicate hanno menu che escono in volumi rilegati e camerieri dotati di computer in grado di fare calcoli combinatori. Perchè quando la creatività della pizzeria non basta, mica si arrendono. Creano. (conoscevo uno che al bar ordinava: un caffé decaffeinato, ristretto, tiepido, in tazza grande con acqua calda a parte e un bel vaffanculo dal barista). La vita di costoro è frustrata dalla mancanza di spazio sufficiente nello stomaco per provare next big thing.


A volte qualcuno si stupisce per la mia capacità di ricordare. Non informazioni importanti o fondamentali (cosa che a scuola avrebbe aiutato). Cose ininfluenti, triviali, utili soltanto a far stupire chi ti ascolta. Cose di cui non ricordo neppure dove le ho apprese. Tipo le parole (in ebraico) di Hava Nagila o quelle in russo di Podmoskovniye Vecera,il nome del riflesso del sole sull'acqua, il disturbo oftalmico che rende l'occhio irrequieto,il nome del mitico numero 33 dei Boston Celtics degli anni ottanta e tante altre amenità.

È che in famiglia viviamo di storie. Gente di piccolo paese, ci si racconta le vicende di tutti. Nelle complesse ramificazioni familiari ed episodiche ricordare è fondamentale.

C'è qualcosa di confortante nel sentirti ricostruire le linee di parentele più complicate di gente magari morta venti o trent'anni fa con nome, cognome e stranom, posizione geografica, episodi salienti con una tale lucidità che conforta persino papà.

E poi viene il presente. È diventato scivoloso come una lastra di ghiaccio. Le cose, i nomi non attecchiscono più, non piantano radici, scivolano via quasi nello stesso tempo in cui sono arrivate. Cosa rimarrà di questi giorni? Soltanto le tue domande, sempre le stesse le cui risposte non riesci a conservare. È diventato un mondo incerto le cui storie si vanno riempiendo di banchi di nebbia, improvvisi vuoti a cui non sai più dare senso. Sono storie che non confortano, che stanno diventando della stessa sostanza infida della realtà.

Non ci sono più favole che spiegano tutto, che rimettono in odine, ma solo una cronaca sfuggente e troppo rapida che ti lascia stupita e spaventata.

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-IF non ho spento inavvertitamente il boiler; non ho finito il bagnoschiuma THEN posso fare la doccia, ELSE mi lavo a pezzi e mi sento a pezzi.

-IF Giulia o Noemi sono già nel cortile della scuola, non sono a secco di benzina, non ho dimenticato il cellulare THEN posso lasciare Sofia a scuola e andare a far colazione presto e posso scrivere per almeno 50 minuti ELSE aspetto e faccio colazione di corsa.

-IF Se non hanno deciso di chiudere l'ennesima strada per lavori; non sono vittima di un inspiegaile ingorgo, non decido stupidamente di andare a parcheggiare in qualche luogo affollato; THEN arrivo al bar in tempo per scegliere il posto dove stare ELSE Se c'è abbastanza tempo faccio colazione in piedi (anche se la mia religione lo impedirebbe)

-IF La batteria del computer è piena; Non piove; Non fa freddo; THEN faccio colazione fuori e l'umore migliora ELSE Dentro con la musica a palla e l'odore di brasato alle 8:45 del mattino

-IF Non incontro nessuno che conosco al bar THEN Posso concentrarmi e fare qulcosa di utile ELSE Devo elaborare una serie di chiacchiere futili e di nessun interesse per intrattenerci e fare passare quel tempo prezioso.

Che ci fai con 5000 euro?



Con l'ultimo libro aggiunto al mio account Anobii supero i 420 titoli aquistati e registrati in tre anni. Contando che mancano quelli pubblicati prima dell'adozione del codice ISBN (1970) e alcuni acquistati in periodi in cui non avevo voglia di registrare e assegnando ad ognuno un valore ipotetico (molto ipo) di 10 euro, posso affermare d'aver sganciato una cifra pari a 5000 euro.


Una barchetta di soldi. Avrei potuto comprare:

-Una Triumph Bonneville non troppo usata
-Un viaggio in Giappone abbastanza confortevole
-Tre MacBook Air 11" (più ram e accessori)
-Un consistente numero imprecisato ingressi ai Ted Talks
-Due mesi buoni di ozio senza pretese
-Il lavoro del dentista
-Venti bici da 100 euro (me ne hanno fregate due in un anno)
-Un pezzo di Rainbow Warrior
-5000 euro di azioni di LinkedIn, così il giorno dopo ne avrei avuto 10.000

e poi?

Ai tempi, ormai più di vent'anni fa, a noi i postmoderni ci stavano un po' sul culo. Nella mia attività di teatrante esercitata perlappunto più di due decenni orsono, il momento più rilassante era quello del sabato mattina al Balon. Il Balon (che si pronuncia balun) è un borgo che sta alle spalle di Porta Palazzo, una delle ultime zone veramete popolari della città, ora zona di confine di varia immigrazione. Là ci stanno gli arabi, i subsahariani, la chiesa romena, il mercato all'aperto e il mercato delle pulci, il Porta Portese sabaudo che si sciorina sulle rive della Dora, in quell'angoletto ottocentesco che si chiama Balun.

Al mercatino delle pulci ci si andava a far scenografia e costumi. Si cercava roba frusta, di legno, cuoio, e altre fibre d'atan perché a noi la plastica ci faceva schifo, le cose nuove ci suonavano false. Forse perchè gli oggetti conservano una memoria e quelli nuovi o senza vita (come quelli di plastica) memoria non ne contengono e ci paiono morti.



E' il due di giugno, giornata piovosa. Una lenta processione nell'atrio della Prefettura di Cuneo porta nella grande sala ex internati nei campi nazisti e i lavoratori deportati, quelli che un'iperbole ha definito gli schiavi di Hitler. Sono ex partigiani, ex militari, gente comune, donne e uomini rastrellati nelle campagne, nei paesi e nelle fabbriche.  Erano ragazzi ora sono vecchi di straordinaria dignità che sono venuti a prendersi un meritato grazie dal Presidente della Repubblica. Sessantacinque anni dopo.Qualcuno, prima di entrare si fa sistemare l'apparecchio acustico dalla nipote "casomai mi chiedessero qualche cosa". Dopo quei mesi e quegli anni hanno vissuto una vita intera, sono venuti figli e nipoti, è venuta la pensione, il riposo. Ci sono cappelli da alpino e medaglie sulla giacca di questa gente la cui battaglia più dura è stata la sopravvivenza.

Hanno vinto contro una ideologia inumana e hanno continuato a vivere, a costruire una vita onesta e dignitosa. Sono rimasti in piedi malgrado la paura, le malattie, le privazioni e la fame, un giorno dopo l'altro per arrivare fin qui, a comprendere il senso di una democrazia che finalmente li ringrazia. Pochi di loro hanno compiuto gesti  memorabili se non quello di aver resistito un giorno dopo l'altro, una stagione dopo l'altra per tornare a casa.

Più delle bandiere sui balconi, siamo figli di quelle facce rugose, di questi passi ormai incerti, delle mani deboli, di queste ossa fragili.. La Repubblica li onora con una medaglia a ricordare il loro semplice sacrificio. Nella sala troppo piccola sono ammessi solo loro, una massa di teste bianche, e un solo accompagnatore. Sono molte le donne, più coriacee, più giovanili. Cento dieci in questa sola provincia resisteranno ancora una volta ai noiosi discorsi ufficiali. Quando li chiamano, uno alla volta, molti alla memoria, il microfono non funziona. Si lamentano, vogliono che il loro nome venga scandito forte e chiaro.

Quando lo chiamano, Dino si presenta al cospetto delle autorità dando la mano al suo tesoro più prezioso, quello che da il senso a tutta quella sofferenza: una delle sue tre nipotine, la più grande. E' a lei che pensava sessantacinque anni fa, e a tutti quelli che sarebbero venuti, compiendo l'unico gesto davvero eroico che dovremmo saper onorare con rispetto: continuare a vivere con dignità aprendo la strada a quelli che sarebbero venuti dopo.

Piccoli Scrittori Crescono

Imparare a narrare da piccoli. Un veloce corso divertente e completo per i Salinger del futuro.

Enrica e Chiara, due giovani artiste poliedriche reduci dall'esperienza del Master alla Scuola Holden, hanno creato un laboratorio di scrittura per giovani autori dai 7 ai 13 anni che si svolgerà tra le frasche del Parco Michelotti a Torino dal 13 al 18 giugno dalle 14 alle 18.

Il tema è quello di imparare a raccontare al propria storia, con giochi ed esperienze narrative di diverso genere come lettura, teatro e improvvisazione.

Per maggiori info potete scrivere a Enrica (enricaajo@yahoo.it) o a Chiara (chiarazi@yahoo.it) e se dite che l'avete letto nel blog di Livio (questo qui) avrete diritto a ben 1 (uno) euro di sconto.


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