Sofia sulla giostra

Sofia viaggia sulla giostra, da sola. Una piccola montagna russa, un trenino a forma di bruco. Viaggia da sola nel vagone, viaggia da sola su tutta la giostra. Domenica mattina.

Alza le braccia quando scende in picchiata, alza le braccia, accenna a un sorriso. È un sorriso speciale, lo tiene sospeso come su una fune sospesa, appeso appena ad un flebile filo.

È un sorriso gentile, per niente invadente. Rimane nascosto tra le labbra appena socchiuse, come in attesa di una nuova sorpresa.

Sorriso leggero e sorpreso, scivolando su un bruco, una domenica mattina d'inverno. Da sola, sulla giostra.



Il ragazzo-cameriere che accarezza la sua tristezza con una sigaretta, un minuto prima di entrare nel bar dove lavora.

La signora parcheggiata di fronte all'espositore delle brioches, mangiando un cornetto come se fosse l'ultimo. E non si sposta neanche se dici "mi scusi".

Due che parlano di soldi. Uno che è nei guai e spiega le acrobazie per far apparire centomila euro con dei magheggi. L'altro che lo osserva sollevato, pensando quanto è bello non essere in quelle condizioni. E continua a chiedere "E come fai?"


This is the end (not yet)



Per quasi due anni ho scritto questa storia che mi ha ronzato intorno per tutta la vita. Ho riempito montagne di quaderni di una scrittura fitta, ho letto migliaia di pagine, ho passato pomeriggi, serate e pranzi a farmela raccontare, ho verificato, studiato, controllato, dimenticato, scritto, riscritto, cancellato e riscritto.


Sono corso a cercare pezzi di carta quando il rubinetto della memoria si metteva, senza preavviso, a buttare. Ho viaggiato, ho fotografato, ho fatto domande a persone che non conoscevo e che non vedrò mai più. Mi sono isolato, l'ho raccontata mille volte, ho rubato minuti, secondi al sonno.  Ho scritto e riscritto con la certezza che questo continuo raccontare non avrebbe mai trovato la fine. Ho buttato e ritrovato. Ho ricominciato da capo 4 volte.

Ora è finita. La storia è completa. Ho scritto la parola fine.

73 capitoli

70.837 parole inventate da zero

422.586 battute forgiate a mano

Ci sarà ancora molto lavoro ma la storia è compiuta. Quadrata, matura, piena. È qui tra le mie mani. Da pagina uno a pagina duecentodue. Dentro c'è tutto quello che deve esserci. Mi si mozza il fiato come dopo una lunga apnea, una maratona fuori allenamento. Non avrei mai potuto farcela, incapace di tenere sotto controllo quasi settantamila parole di senso compiuto: tutte insieme, come in una costellazione hanno costruito un cielo di significato. Eccole qui che parlano.

 Le parole che sono sopravvissute ad una severa selezione, riscritto quattro volte e ogni volta sacrificate migliaia di parole inutili, inadeguate, superflue. Ridurre, chiarire, sedurre, semplificare. Rileggo e certi passaggi mi stupiscono. Non posso averli scritti io. Vivono di vita propria. La meraviglia. E la voglia di ricominciare.


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Gente con cui ho avuto a che fare oggi.

L'educatrice dell'asilo nido in permanente e tuta da ginnastica del discount. Con un gesto elegante e autoritario mi intima di disarmare le bambine dalla frutta che stringono tra le mani. Il regolamento vieta l'introduzione di cibo non autorizzato.

L'inserviente del self service dell'autogrill. Con uno sguardo costernato cucina pizzoccheri tipici di un altro mondo con un misto di disorganizzazione e sconforto, facendo crescere la fila a dismisura e creando precedenti per conflitti di precedenza. Lei, imperterrita, continua per la sua strada. Ha i pollici opponibili flessi come quelli di coloro abituati ad usare le mani come pinze metalliche. Forse prima lavorava in fabbrica. Il ricollocamento spiegherebbe lo sguardo da alieno.

La nonna in scialle parcheggiata, sola, in uno dei tavoli della pizzeria. Si guarda intorno con sguardo naufrago nella speranza che qualcuno le spieghi che diavolo ci stia a fare lì. Intanto non si muove e attende come un cucciolo di orso grigio abbandonato all'autogril. Poi arrivano gli spaghetti col pomodoro.

Il cameriere della pizzeria. Vestito e pettinato come Steve Jobs consegna pizze dal diametro di 50 centimetri. The next big thing.