Il ragazzo ride
Il ragazzo ha problemi psichiatrici. Lo incontro sul corso, mentre vado al lavoro o nella pausa pranzo. Esce di casa e corre. Ha un po' i piedi piatti ma ha una bella corsa distesa, piena di elettricità come se correre a quel modo fosse la cosa più bella al mondo. Mi chiedo se faccia attenzione quando attraversa la strada. Ride spesso e se non ride ha quel sorriso di uno che ha appena ricevuto una bella notizia. Al bar commentano: ride per niente. Aggiungerei: ride per niente che noi possiamo comprendere perché lui sa di cosa sta ridendo. Basta guardarlo. E ricomincia a correre come se il livello di energia vitale avesse raggiunto il limite e dovesse esplodere in un atto di puro piacere. Sono sicuro che lui sa dove sta andando.

Il ragazzo pedala
Al paese c'è un ragazzo che vive su una bicicletta. Non l'ho mai visto sulle sue gambe. Non l'ho mai visto fermo. Non va veloce ma tiene il passo costante di uno che messo nella giusta direzione potrebbe fare il giro del mondo senza scendere. Non gli ho mai rivolto la parola, non l'ho mai visto parlare con nessuno. Concentrato com'è a pedalare non è facile ascoltare le chiacchiere della gente che si incontra in paesi come quello. Alla sua bicicletta vuole bene. È una bicicletta ordinaria, con il cambio e il manubrio da città. Il ragazzo ha aggiunto dei grandi specchi retrovisori, una borsa porta mappa, delle sacche appese alla ruota dietro. Per un po' di tempo aveva anche una di quelle bandierine triangolari che ti segnalano agli automobilisti. Ma poi l'ha tolta, forse attirava troppo l'attenzione. Dicono che faccia sempre la stessa strada. Ma nessuno lo ha mai seguito nei suoi viaggi, dall'inizio alla fine.





Questa mattina l'edizione di carta del quotidiano Cronaca Qui titola: Quattro martiri italiani. Il quotidiano Cronaca Qui è un quotidiano locale e nazionale che ama costruire titoli che accendono le micce. Io mi ispiro a lui per le mie lezioni di Interactive Storytelling, citando alcuni dei titoli come esempi perfetti di contenuti che non informano ma provocano una interazione. Ad esempio:"il comune toglie la mensa ai bimbi e foraggia gli zingari". Dopo un titolo così nessuno legge più l'articolo perché impegnato in una accorata conversazione.

Ho sempre pensato che titoli del genere fossero dettati dal semplice calcolo economico: siamo gli unici che hanno il coraggio di dire quello che la "gente" pensa, dunque comprate noi e non la stampa allineata e noiosa. Una specie di VaffaGiornale. Ma poi il titolo di questa mattina mi ha fatto sospettare qualcosa di diverso. Forse quel titolo lo ha scritto l'ISIS. Ma non l'ISIS islamico, panarabo, mediterraneo. L'ISIS cristiano che ci circonda.

Nel nostro paese, che è stato profondamente fascista, c'è chi invidia la semplice ideologia millenarista di certe frange integraliste. Si fa mostra di odiare il califfato perché in realtà si vorrebbe essere come loro. Si vorrebbe poter avere l'esclusiva di quel modo di vedere il mondo che è fatto di Verità, dèi di ogni genere e martiri di ogni fatta. Si vorrebbe vestire i panni del crociato senza macchia e senza paura, investito di una missione senza dubbi e senza compromessi.

Ma i musulmani ci hanno portato via l'idea, ci hanno superati a destra (o nella corsia di sorpasso per il Paradiso). Il loro limpido manicheismo ci coglie in fallo, molli, indecisi e pieni di dubbi e come in certe storie d'amore malate si dice "ti odio" ma in realtà si sta dicendo "ti amo". E allora si assume lo stesso linguaggio, trasformando un povero autista di autobus in pensione in un evangelizzatore caduto sul campo della lotta per la Verità, che alla fine non è diversa da quella degli integralisti.

Dio è con noi è stato il motto di molti eserciti. Come vorremmo crederci di nuovo. Grazie agli integralismi ottusi e manichei che ci circondano avremo finalmente la libertà di ritrovarci protagonisti di qualche guerra santa. Peccato che nel nostro paradiso non ci saranno le 72 vergini.
In questo, il marketing della guerra santa ci ha battuto. E anche questo brucia.