Bunny Munro, figlio di Bunny Munro e padre di Bunny Munro Junior è un bastardo. Vende prodotti di bellezza porta a porta (su appuntamento) nel sud dell'Inghilterra. I suoi clienti sono donne disperate che hanno bisogno di sognare. Bunny approfitta delle loro debolezze e le spenna, qualche volta le spoglia e le scopa. L'unica cosa che conta per Bunny Munro è la figa. Quella di Kylie Minogue, quella di Avril Lavigne o quella di ogni singola femmina che incontra per strada. Eppure, quando l'amata moglie si suicida Bunny ne esce distrutto. E a modo suo riversa tutto l'amore che ha sul figlio di nove anni Bunny Junior. I due cominciano un viaggio nel quale Bunny si impegnerà a trasferire al figlio tutta la sua eredità di esperienze. Non è una storia di redenzione, Bunny è troppo fatto per redimersi. È una storia sul bisogno d'amore e sulla capacità di produrne, in qualsiasi condizione.

Secco, tagliente, a tratti divertente e un pizzico struggente. Per chi ama una scrittura senza fronzoli.

L'autore è Nick Cave, proprio quel cantautore che Wikipedia definisce "una delle figure più influenti e carismatiche della musica contemporanea"


Nick Cave, La Morte di Bunny Munro, Feltrinelli

Edizione italiana (copertina flessibile)

Edizione inglese (kindle)

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Accade questo. Nella complessa vita senatoriale capita di dover votare per l'autorizzazione a procedere per il senatore Stefano Caridi. L'autorizzazione viene concessa. Nell'orgasmo d'aver fatto cadere un ennesimo baluardo della "vecchia politica" la senatrice dilettante Enza Blundo del Movimento Cinque Stelle si scapicolla su Twitter e si lascia scappare una scoreggia. Spara un tweet in cui accusa gratuitamente il senatore Zanda, capogruppo PD al Senato.




Ci sta, so' ragazzi. Sono liberi dalle logiche della "vecchia politica". Sono spontanei. Ma poi accade qualcosa. Al Senato si incazzano di brutto. E la Blundo fa una cosa che invece fa incazzare me. Cancella il tweet (Eh? Io? Ma quando?) e poi va a chiedere scusa in aula.

Ma invece di dire "scusate ho scoreggiato" dice "non era un'accusa a Zanda". Ecco, senatrice, errori se ne fanno, soprattutto in un mondo delicato come la politica nel quale la ragione sta da molte parti (e non solo nel suo Movimento). Ci sta che uno possa dire una cazzata nell'impeto della passione politica. Ma venire a chiedere scusa dicendo "mi scuso con il senatore Zanda per aver dato l'impressione che il temine corruzione fosse rivolto alla sua persona" ecco, senatrice o onorevole come dovrebbe essere chiamata, lei, mi permetta, ma mi sta prendendo per il culo. E questa volta non nell'entusiasmo dell'agone politico. Lei mi sta dando del coglione che non sa leggere. Lei sta freddamente negando l'evidenza, esattamente come un qualunque corrotto dalla politica.

Mi sa che la sua bella ingenuità di cittadino che uno vale uno, a forza di stare tra gli scranni del Senato si è un po' corrotta. Si faccia un favore e lo faccia alla Repubblica, se ne torni a casa a disintossicarsi. Di gente che ci prende per il culo, con uno stile infinitamente più sofisticato del suo, ne abbiamo già abbastanza.