Sardine al pepe, una bontà cinematografica


Il cinema di Aki Kaurismäki è come la cucina finlandese: spartana, povera, talmente essenziale da sembrare quasi punitiva. È il clima, è l'umidità dei laghi che porta alla malinconia, alla lentezza. Una cucina che non indulge, nutre e basta.
Kalakukko, pasticcio di segale pesce e maiale, piatto nazionale .
Dall'altra parte c'è la cucina americana. 
Ricca, colorata, stratificata, soprattutto messa in scena, una cucina che racconta e si arricchisce ulteriormente, in un infinito gorgo di soddisfazione commerciale: per due dollari compro l'hamburger pizza, la pizza con i würstel incastonati nella crosta per raggiungere la massima efficienza nel rapporto quantità-prezzo. È la politica della massima quantità a un prezzo leggermente più alto, raccontato Eric Schlosser nel suo Fast food nation, che massimizza il profitto. È anche lo stile cinematografico delle serie tv, patinato, sottovuoto, perfetto nella sua presentazione, ricco, strutturato, complicato, indigeribile e talmente trasformato da renderlo irriconoscibile alla realtà alla quale si suppone appartenesse.

Non a caso L'altro volto della speranza è un film che si svolge in uno schizofrenico ristorante finnico dove tutto è raccontato senza tante portate, senza nessun condimento.

Attenzione: nel film si fuma moltissimo.

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